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10 ottobre 2006

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10 Ottobre 2006
Mussi: non salgo su quel treno
Intervista di Ninni Andriolo, da "L'Unità"


Ministro Mussi, il treno del Partito democratico è partito da Orvieto. Le hanno dato appuntamento alla prossima stazione, raccoglierà l’invito?
«Ringrazio per gli appelli che mi sono stati rivolti, ma non avverto il fascino del Partito democratico e, quindi, non salirò su quel convoglio. La mia contrarietà a quel progetto non è una sorpresa».

Scissione in vista dai Ds, quindi?
«Non siamo noi quelli che vogliono liquidare i Ds. Non ho mai nemmeno immaginato la scissione. Sono stato tra i più convinti della svolta nel 1989. Ho sentito molto
la suggestione occhettiana dell'andare oltre. Qui non si va oltre. Si va indietro e fuori. I partiti democratici c'erano già nell'800, prima del movimento socialista. Qui si torna a due secoli fa e si deraglia».

Quindi?
«Presenterò un'altra prospettiva politica al congresso Ds. Ma serve un congresso con regole occidentali autentiche. Perché non avvenga - come è accaduto negli anni scorsi - che certe organizzazioni passino da mille a diecimila iscritti in quindici giorni. Chiederò anche che il segretario venga eletto con voto diretto e segreto».

E quale sarà la piattaforma politica della sua mozione?
«Il rafforzamento dell'alleanza democratica di centrosinistra. Ritengo che il rapporto con la Margherita sia assolutamente importante, ma non credo a un partito unico Ds-Dl. Io proporrò la riunificazione della sinistra italiana, con forti caratteri collegati al movimento socialista internazionale e a tutto il pensiero critico sugli assetti del mondo».

Se dovesse perdere farà un altro partito, magari con il Prc?
«Non mettiamo il carro davanti ai buoi. In ogni caso c'è un'esperienza comune di governo che fa evolvere i caratteri di tutti. Non si tratta semplicemente di pensare le cose a bocce ferme».

Ma si parla già di una "Orvieto due" promossa dal Correntone per dare vita a una Fondazione e a un manifesto. Prove generali per un nuovo partito della sinistra?
«Sono le cose che avevo già illustrato alla feste de l'Unità di Pesaro, A Orvieto, sabato scorso, è stato annunciato già un nuovo partito. Due mi sembrano esagerati. Se i Ds dovessero sciogliersi sono aperte tutte le ipotesi. Ma intanto restiamo all'oggi».

Nessun rammarico per non aver partecipato al seminario dell'Ulivo?
«Nessun pentimento, il nostro gesto è stato meditato e serio. L'appuntamento era stato presentato come l'avvio del Partito democratico e la cosa straordinaria è che nei Ds, forza politica alla quale appartengo, non è mai stato votato alcun documento che parli di Partito democratico. Non c'è un solo atto passato al vaglio degli iscritti».

L'ultimo congresso impegnò la Quercia per la Federazione...
«Certo e quando obiettammo che quella ipotesi poteva costituire l'anticamera del partito unico, ci si rispose sdegnosamente che il nostro era un processo alle intenzioni. All'ultimo congresso, in realtà, era stato votato un documento di maggioranza che indicava la strada di una Federazione che, però, non è stata mai fatta funzionare. Peraltro, una Federazione non ristretta a Ds e Margherita, visto che avrebbe dovuto comprendere Sdi e Repubblicani europei».

Sta di fatto che Ds e Dl si sono presentati sotto il simbolo dell'Ulivo anche alle ultime elezioni...
«Anche io, dal 1996, ho contribuito a fare affermare quel simbolo elettorale. Faccio notare che l'Ulivo che si presentò nel maggioritario comprendeva, allora, tutto il centrosinistra tranne Rifondazione. E che, successivamente, la Federazione riformista era composta da Ds, Dl, Sdi e Repubblicani. Oggi, invece, l'ipotesi concreta sul tappeto è quella dell'unificazione tra Ds e Margherita. E' come la sinfonia degli addii, nella quale gli strumenti escono di scena uno dopo l'altro. Oggi sono rimasti in due a suonare. E il 44% del '96 si è ridotto al 31% di quest'anno».

L'unificazione tra Quercia e Dl non costituisce di per sé una novità dirompente?
«Lungi da me sminuire la portata di tale operazione che, però, non posso condividere. Non dico e non dirò mai che si sta realizzando un tradimento, un'abiura o una fellonia. Ricordo, però, che l'ultima volta che votai una mozione congressuale di maggioranza, questa parlava di una grande sinistra in un grande Ulivo».

Chi tra i Ds ne sposa la causa, sostiene che il Partito democratico serve anche a mantenere vive le ragioni della sinistra...
«Voglio ricordare che Rutelli afferma, legittimamente dal suo punto di vista, che c'è bisogno di una formazione di centrosinistra e non di sinistra-centro e che in campagna elettorale la Margherita ha dovuto combattere per evitare che l'Ulivo si presentasse come una formazione di sinistra. Ecco, io penso che in Italia non si possa governare se non con una coalizione di centrosinistra. Penso anche, però, che per l'oggi e per il domani sia necessaria una sinistra autonoma di ispirazione socialista».

Per Fassino l'80% di iscritti ed elettori Ds chiede il Partito democratico. Non è così?
«I soliti sondaggi. Ormai il nostro nume ispiratore non è Antonio Gramsci, ma Ilvo Diamanti. Abbiamo preso diverse cantonate con i sondaggi, non vorrei che quella di Fassino fosse l'ennesima. Vorrei ricordare, in ogni caso, che se a dire no a quella prospettiva fosse soltanto il 20% del nostro popolo, questo basterebbe a portare l'Ulivo sotto il 30%».

Il documento sul partito approvato a Orvieto immagina componenti e minoranze. Non la riguarda?
«Si offre la costituzione di correnti prima ancora della fondazione di un partito. In genere il processo è inverso. Altro che federazione tra partiti, siamo alla federazione tra correnti. Non credo che così si vada lontano».

Non crede che il progetto di Orvieto possa radicarsi nel tempo?
«A Orvieto si è discusso di tante cose, tranne che dell'essenziale. Cioè di identità, di collocazione internazionale, di valori fondativi, di rappresentanza del lavoro e del complesso della società. E non è un caso, tra l'altro, che per ora si tenda ad accantonare la questione della collocazione internazionale. Insomma, il Partito democratico italiano rischia di diventare solo un grande contenitore elettorale».

Fassino, però, insiste sul rapporto tra Pd e Pse…
«Vedo che si cerca una qualche soluzione linguistica. Il problema non è trovare un modo qualunque per non far sentire nessuno fuori casa quando è in trasferta. Il tema del collegamento internazionale è direttamente legato all'identità qui, a casa nostra».

Anche fuori dai nostri confini, però, il rinnovamento del campo socialista è all'ordine del giorno...
«Lo so bene che a livello planetario il socialismo, oltre a essere una realtà, è anche un problema. In Europa si trova in diverse versioni: piu' centriste e moderate o piu' radicali, come quella di Zapatero. Io, ad esempio, non potrei condividere una versione blairiana. In Gran Bretagna tuttavia, spostato più a destra o piu' a sinistra, c'è sempre il Labour. Ci sono fluttuazioni, ma resta un campo del socialismo».

Un campo all'altezza di sfide inedite che riguardano la bioetica, la ricerca, il mercato, le libertà, l'ambiente, la pace, la globalizzazione?
«Non ho mai pensato al socialismo come a una collezione di cacicavalli appesi, non ho mai considerato magiche parole come socialismo e socialdemocrazia. Avverto anch'io la necessità di una rifondazione socialista».

D'Alema immagina un nuovo partito che tenga dentro anche le componenti radicali. Parole che la lasciano indifferente?
«Ho apprezzato queste cautele e questi interrogativi. D'Alema, oggi, è l'uomo che si rende più conto della problematicità del processo. Ma trovo velleitaria l'idea di tenere tutto. E' evidente che l'operazione del Pd ha un costo, perché non può essere universalmente condivisa. Mi preoccupa, tra l'altro, la discussione sul partito che stabilisce un rapporto diretto leader-elettori».

Orvieto ha bocciato quella ipotesi...
«Quella ipotesi circola ampiamente. L'idea che un partito nasca sotto un gazebo equivale a quella dei bambini che nascono sotto i cavoli. La considero una versione di sinistra del populismo plebiscitario».




permalink | inviato da il 10/10/2006 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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