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23 agosto 2006

Su consiglio di 2 ebbri compagni, riportiamo un interessante articolo da la Repubblica. Muezzin a parte

La strada che sbuca dal passato

Se volete capire la meraviglia delle vecchie strade italiane, fate la Statale 18, dimenticata dal traffico, tra Vallo di Lucania e il Golfo di Policastro. Rotonde virate a mezzacosta tra gelsi e ciliegi che chiazzano di sangue l'asfalto, uliveti verde metallico nel vento. Fontane zampillanti e paesi nel posto giusto, bar sulle curve a gomito (strepitoso quello di Montano Attilia!) e gente che saluta come al Giro d'Italia. La Topolino è felice, morde il suo terreno preferito, tra ginestre, felci e paracarri, si mostrifica in giochi di cambio, acceleratore e frizione senza sfiorare mai il pedale del freno.



Incrocio un'Ape con un anziano. Davanti a un'Ape è inevitabile fermarsi: dietro c'è un mondo. Sostiamo in mezzo alla strada per parlamentare dai finestrini aperti. Tanto siamo perfettamente soli, in una giungla verde. "Che vulite, la campagna è abbandonata, nessuno face niente", lamenta il nostro, che si chiama Ferdinando e va a zappare il suo uliveto. "I cinghiali, disastro tremendo, ripuliscono tutto, faggiolo, patate, verdure; la campagna nun è 'cchiù nostra. Bisognerebbe recintarla, ma se la vuoi chiure (chiudere, ndr), nun te lassano chiure, qua la politica è fatta per dire de no".

Facciamo picnic sul bordo della strada, il tipo offre salame piccante, pane casereccio e un fiasco di rosso acidulo con acqua fresca che mi disseta in un attimo. Attorno, solo silenzio e passeri. Ah Fernando, l'Ape, la Topolino del 1953, il vino e il salame. Momenti perfetti, che valgono un viaggio. Penso all'orrido rettilineo che risucchia gli italiani e dal profondo mi sgorga il ringraziamento. "O autostrada, madre di tutti gli ingorghi, grazie. Hai svuotato l'Italia, ma dietro una foresta vergine di rovi, l'hai lasciata intatta come il castello della Bella Addormentata". Sì, sulla statale 18 il tempo si è fermato.

* * *
Lagonegro, Lauria, Mormanno. Che cosa sono per l'Italia gommata? Niente. Caselli autostradali. Svincoli. E invece, appena fuori dall'autostrada, eccoti un mondo arcano di abbazie e forti arabo-normanni. Tra il Cilento e il Pollino, nel breve lembo di Basilicata che tocca il Tirreno, la schiena del Paese diventa pazzescamente movimentata. La strada s'impenna, devia, s'intorcica su se stessa e non capisci mai bene verso dove. La vecchia Topolino la percorre come la puntina di un grammofono su un disco a 78 giri, ti riporta all'Italia di prima del miracolo economico. Prima di "Lascia o Raddoppia", della Seicento, delle autostrade e degli appuntamenti di famiglia negli autogrill.

Ci ho messo un po' per capire il sesso della Topolino. Maschio o femmina? Qui mi passa ogni dubbio. Femmina. Dai bar i giovanotti le fischiano dietro. Agli incroci perfino i camion la lasciano passare anche senza precedenza. Gli uomini adulti la guardano con stupore infantile e un po' d'invidia, vorrebbero giocare ancora una volta nella loro vita. Ma la controprova sono le donne mature. La squadrano con sospetto, talvolta con fastidio. Oppure fanno finta di non vederla. Fiutano nel trabiccolo il civettuolo magnetismo sull'altro sesso. Sentono la sua sensualità familiare e nello stesso tempo birichina.

Da un benzinaio a Lauria spiego a due divertiti giovanotti il corretto "bon ton" per sedersi alla guida con la portiera che s'apre al contrario. Il corpo non fa il solito mezzo giro sulla sinistra, ma tre quarti di giro sulla destra; un leggero giro di valzer con avvitamento elicoidale verso il basso, con morbido atterraggio di culo sulla poltroncina bassa, quasi rasoterra. Una goduria sconosciuta ai gommati contemporanei. Sì, la Topolino è definitivamente un nido che accoglie e consola. Una donna.

È proprio allora che mi chiamano dalla Fiat, quartier generale di Torino. Il dipartimento auto storiche, che garantisce la manutenzione della macchinina "on the road". "Come va col mezzo?" chiede il responsabile. "Benissimo" rispondo, e mi vien già da ridere. "Ma non si permetta più di chiamare "mezzo" la mia auto. Prima di tutto è una signora. E la signora batte strada a meraviglia".

* * *
Immagina due Carabinieri in attesa su una strada deserta. Metti la Statale 19, tra Lauria e Mormanno, che deserta lo è da vent'anni: da quando l'autostrada, parallela e gratuita, le ha risucchiato tutto, anche la vita, anche il nome. La Statale 19 è diventata "ex Statale 19", rifilata alla provincia di Potenza nel segno sfolgorante della devolution. Ebbene, qui due CC vedono una Topolino blu del 1953 scendere allegramente dal passo di Prestieri verso le Calabrie. Che fanno? La fermano. Troppa curiosità, per un posto dove non succede niente. Dunque paletta biancorossa fuori, e segno di accostare. Il problema è che la Topo non è in grado di fare infrazioni, va troppo piano. Non c'è straccio di motivo per giustificare l'alt.
Momentaneo imbarazzo degli uomini in nero. "Con questo, ci parli tu", sussurra il più timido dei due. Hanno l'aria mite, nessun segno d'arroganza borbonica. Capisco che tocca a me toglierli dal conflitto. Tiro fuori sorridendo il libretto, che contiene mezza storia d'Italia, un albero genealogico di proprietari. "Dovete assolutamente darci un'occhiata - dico - ha cinquant'anni, non credo abbiate visto mai niente di simile". È fatta, i due sorridono, maneggiano con infinita cura il foglio venerando segnato dal sole e dalla pioggia, possono continuare nel gioco. Fingere che sia un controllo vero, che lo Stato esista su questi monti da briganti, e che la Statale sia ancora Statale. Su una scarpata, il paese di Castelluccio ci sovrasta con mille occhi. In valle, una chiesa trasmette con altoparlanti il canto di un prete, e da lontano pare il richiamo di un muezzin.

* * *
Statale 19, che favolosa risorsa. Gli italiani sono degli imbecilli a non saperla usare. Ma che fa la politica? Che fa l'Anas? Se Francia e Spagna avessero strade simili, troverebbero mille modi per valorizzarle, adattarle alla mobilità "dolce". La macchinina blu va, ronza in una solitudine afghana. Qui potresti pattinare, ma che dico: giocare a bocce, a biliardo, berti un Cynar contro il logorio della vita moderna su un tavolino sistemato sulla mezzeria. Italiani che vi serve andare lontano, in Oriente? L'avventura è qui, in Appennino.

Sulla 19 passa un'auto ogni quarto d'ora e tra un'auto e l'altra scende un incommensurabile silenzio. Con la capote aperta senti l'odore del bosco, ti prendi un'ubriacatura d'aria e di sole così forte che scivoli in uno stato di ebete euforia. Mi accorgo che non è solo il risucchio dell'autostrada che genera questo vuoto. È anche il risucchio delle due coste balneari, la jonica e la tirrenica, che qui sono vicinissime e pure equidistanti dalla statale. Una congiuntura favorevole unica. Qui sei fuori dal mondo già a un tiro di schioppo dal mare.

Sono rotto, i muscoli della schiena pesanti come di piombo, le mani indurite. Guidare un'auto senza servosterzo e servofreno è una fatica da camionista. Mi rendo conto di aver fatto una cosa pazzesca. Sono su strada da tremila chilometri e 40 mila curve. Come il Caucaso fra Georgia, Cecenia e Azerbaigian. Più della strada del Karakorum che da Peshawar ti porta alla mitica Kashgar delle carovane, ai bordi del deserto del Taklamakan. Un contadino in canottiera e con la zappa in mano rimane a bocca aperta a vederci passare, immobile come la statua della libertà.
La notte, in una locanda di Mormanno piena di fotografie di notabili Dc sepolti dal tempo, m'accorgo che anche i sogni hanno preso l'andamento altimetrico del viaggio. Valicano montagne inaccessibili, seguono un ottovolante, imboccano neri precipizi, diventano insondabili come abissi. Musiche si disincagliano dal fondo della memoria. Per esempio: "Con la pio, con la pio, con la pioggia che fa / i cani non trovan padroni". L'ombra nera di Capossela che mi segue nel buio.

(20 agosto 2006)




permalink | inviato da il 23/8/2006 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 agosto 2006

UN PROBLEMA D'ATTUALITA'

23 Giugno 2003
ZNet

Guerre biotecnologiche: libertà e schiavitù alimentare

Vandana Shiva


 

 

 

La Monsanto, tramite il governo statunitense, sta disperatamente cercando di ribaltare le sue sorti in declino aprendo nuovi mercati per le sue sementi geneticamente modificate (OGM), con la coercizione e la corruzione.

L'Unione Europea non ha ancora consentito la coltivazione commerciale delle sementi OGM, né l'importazione di cibo OGM. Il Brasile ha messo al bando le sementi OGM. E l'India non ha consentito le varietà alimentari transgeniche e ha fermato la diffusione di Cotone Bt. geneticamente modificato nel nord dell'India, dopo le sue misere prestazioni nel sud dell'India, durante la prima stagione di coltivazione commerciale nel 2002.
 

Unione Europea, Brasile ed India sono tutti sotto attacco, in modo palese o implicito, per non essersi precipitati ad adottare sementi geneticamente modificate senza cautele, e senza garanzia di sicurezza biologica.

Gli Stati Uniti hanno minacciato di avviare un contenzioso contro l'Unione Europea, all'interno del WTO, per il fatto di non importare alimenti transgenici. Il rappresentante statunitense per il commercio estero, Mr. Zoellick, è stato in Brasile alla fine di Maggio, per costringere il Brasile a rimuovere il bando sulle sementi OGM. Il segretario di stato statunitense ha provato ad usare la prepotenza con i paesi del sud Africa al Summit mondiale a Johannesburg, perché accettassero cibo OGM, ma lo Zambia si è rifiutata di subire prepotenze. In India, l'ambasciata statunitense ha provato a fare pressioni sul ministro dell'ambiente tramite l'appoggio del Primo Ministro, per permettere le importazioni di grano OGM, ma un'importante mobilitazione di gruppi di donne organizzatesi come National Alliance of Women for Food Rights [Alleanza Nazionale delle Donne per i Diritti sul cibo - N.d.T.], all'interno del movimento Diverse Women for Diversity [Donne Diverse per la Diversità - N.d.T.], è riuscita a rimandare indietro due carichi navali di 10.000 tonnellate di grano OGM. Da allora, il presidente del Comitato per l'Approvazione dell'Ingegneria Genetica, che ha rifiutato le sementi OGM e l'importazione, è stato rimosso dal suo incarico, e il ministro dell'agricoltura è stato sostituito.

Le persone libere, che si informano in libertà, stanno dicendo no agli alimenti geneticamente modificati, sia per ragioni ecologiche che sanitarie. Tuttavia l'ingegneria genetica è imposta al mondo da una manciata di multinazionali con l'appoggio di un unico potente governo.

Le sementi commerciali prodotte con l'ingegneria genetica non stanno producendo maggiori quantità di cibo, né stanno riducendo l'uso di prodotti chimici. Mentre l'argomento della fame è quello più frequentemente usato per promuovere e imporre l'ingegneria genetica, gli OGM hanno più a che fare con la fame di profitti delle multinazionali che con la fame di cibo della povera gente. Come è stato riportato da un articolo sull'Herald Tribune del 29 Maggio 2003, intitolato "La guerra biotecnologica si traveste da problema di fame", il presidente Bush sta inquadrando il suo attacco alla resistenza europea alle sementi geneticamente modificate come parte di una campagna contro la fame nel mondo.

Bush e i suoi consiglieri stanno facendo appello ai sentimenti, sostenendo che la posizione dell'amministrazione fa parte della lotta contro la fame nel mondo. In un discorso della settimana scorsa, l'Europa è stata accusata di ostacolare la "grande causa della lotta alla fame in Africa, con il bando alle sementi geneticamente modificate."(IHT, 29 Maggio 2003)

La tecnologia dell'ingegneria genetica non ha a che vedere con lo sconfiggere la scarsità di cibo, ma con il creare monopoli sul cibo e sui semi, che sono il primo anello della catena, oltre la vita stessa.

Dopo aver fatto pressioni sul governo Lula in Brasile, per rimuovere temporaneamente il bando sugli OGM, la Monsanto sta ora reclamando le royalty sui geni dei semi di soia resistente al Round Up, mostrando ancora una volta che i profitti tramite la riscossione di royalty sono il vero obiettivo della diffusione degli OGM.

L'India è stata costretta a cambiare le sue leggi sui brevetti con il TRIPS, e i principali beneficiari del secondo Emendamento alla Legge sui Brevetti indiana del 1970 sono le multinazionali del biotech, come la Monsanto, che vogliono brevetti sulle sementi geneticamente modificate.

I brevetti oltretutto criminalizzano e rendono illegale il lavoro umano di riproduzione della vita. Quando i semi sono brevettati, i coltivatori che esercitano la loro libertà e il loro diritto di conservare e di scambiarsi i semi, sono trattati come "ladri di proprietà intellettuale". Questo può arrivare a livelli assurdi, come nel caso di Percy Schmieser, i cui campi di canola sono stati inquinati dalla Canola resistente al Round Up della Monsanto, e anziché essere la Monsanto a compensare Percy per inquinamento, per il principio secondo cui "chi inquina paga", la Monsanto ha intentato una causa chiedendo 200.000 dollari per il furto dei suoi geni. La Monsanto ha usato agenzie investigative e polizia per mettersi sulle tracce dei coltivatori e dei loro raccolti. I brevetti implicano polizia di stato.

Ingegneria genetica non significa semplicemente causare inquinamento genetico della biodiversità creando bio imperialismo, creando monopoli al di sopra della stessa vita. Significa anche causare inquinamento nella conoscenza - indebolendo la scienza indipendente, e promuovendo la pseudo scienza. [L'ingegneria genetica] porta il monopolio della conoscenza e dell'informazione.

La criminalizzazione del dottor Arpad Putzai che ha mostrato la rischiosità delle patate OGM per la salute umana, e del dottor Ignacio Chapela che ha mostrato la contaminazione del grano nel suo centro per la diversità in Messico, sono esempi dell'intolleranza di un sistema scientifico controllato dalle aziende, nei confronti della vera scienza.

La fabbricazione di dati da parte della Monsanto sul cotone Bt in India è un esempio della promozione di una tecnologia non necessaria, non testata e pericolosa tramite la pseudo scienza. Mentre la resa del cotone OGM è crollata dell'80% e i coltivatori hanno avuto perdite di quasi 6000 rupie per acro, La Monsanto ha usato Martin Qaim (Università di Bonn) e David Zilberman (Università della California, Berkeley), per pubblicare un articolo su Science che affermasse che la resa del cotone Bt era aumentata dell'80%. Qaim e Zilberman hanno pubblicato l'articolo sulla base di dati forniti dalla Monsanto, ottenuti da esperimenti della Monsanto, non sulla base dei raccolti nei campi dei coltivatori durante il primo anno di coltivazione commerciale.

I dati fabbricati che presentano il fallimento del cotone Bt come fosse un miracolo, nascondono il fatto che gli insetti e le malattie impreviste sono aumentati del 250-300%, i costi sono aumentati del 300%, e la qualità e la quantità del cotone è stata bassa. Questo è il motivo per cui il 25 Aprile 2003 il Comitato di Approvazione per l'Ingegneria Genetica (GEAC) del governo indiano non ha dato alla Monsanto il permesso di vendere i semi di cotone Bt nel Nord dell'India.

Le false affermazioni della Monsanto sono state anche dimostrate dal totale fallimento del mais ibrido nello stato di Bihar e dal fatto che la società è stata messa sulla lista nera dal governo.

In Rajasthan, la Monsanto si è premiata da sola per la resa miracolosa. Mentre gli opuscoli dichiaravano 50-90 quintali per acro, i coltivatori hanno ottenuto solo 7 quintali per acro, il 90% di meno rispetto alle promesse. I coltivatori del distretto di Udaipur del Rajasthan hanno dato inizio ad una campagna di boicottaggio dei semi della Monsanto.

I resoconti di questi fallimenti non raggiungono il livello internazionale perché la Monsanto controlla i media con il suo sistema di propaganda, ad esempio con i suoi tentativi di controllare i governi e la scienza.

I nostri raccolti sono inquinati, il nostro cibo contaminato, la nostra ricerca scientifica e le agenzie regolatrici sono minacciate e corrotte.

Questo è il contesto in cui sta avendo luogo la Conferenza sulle biotecnologie per i Ministri dell'Agricoltura a Sacramento, in California, conferenza presieduta da Ann Vanneman, segretario statunitense per l'agricoltura. Ann Vanneman era a capo dell'Agracetus, un'azienda consociata alla Monsanto. Il Ministro dell'Agricoltura brasiliano è tenuto in pugno dalla Monsanto. La destituzione del ministro dell'agricoltura indiano, Ajit Singh, pochi giorni prima delle elezioni generali, è stata per garantire che la minaccia alla sopravvivenza dei contadini, con il controllo dell'agricoltura affidato alle multinazionali, non sia un argomento all'ordine del giorno, e per assicurarsi che anche il ministro dell'agricoltura indiano sia sotto il controllo della Monsanto/Cargill. La prima attività a cui il nuovo ministro dell'Agricoltura Rajnath Singh ha partecipato è stata una conferenza agricola internazionale organizzata dalle industrie del biotech.

La sostenibilità e la scienza sono sacrificate ad un esperimento incosciente sulla nostra biodiversità e sul nostro sistema alimentare, che sta spingendo le varie specie e i contadini verso l'estinzione. Dobbiamo ricontestualizzare la tecnologia nell'ecologia e nell'etica, per garantire che i pieni costi sociali ed ecologici siano tenuti in conto.

Quello che è in gioco è l'evoluzione della natura e la sopravvivenza delle persone, la nostra sovranità e libertà alimentare, l'integrità della creazione e il nostro sistema alimentare basato sulla libertà evolutiva della natura e sulla libertà democratica di coltivatori e consumatori. Dobbiamo scegliere tra bio imperialismo o bio democrazia. Saranno poche multinazionali ad esercitare la dittatura sui nostri governi, sulla nostra conoscenza e informazione, sulle nostre vite e su tutta la vita del pianeta, o saremo noi, come facenti parte della famiglia terra, a liberare noi stessi e tutte le specie dalla prigione dei brevetti e dell'ingegneria genetica?

Abbiamo bisogno di reclamare la nostra libertà sul cibo e la nostra sovranità alimentare.

Il nostro movimento in India cerca di difendere la nostra libertà agricola (Bija Swaraj) e alimentare (Anna Swaraj), difendendo i nostri diritti, e rifiutando di cooperare con leggi immorali e ingiuste (Bija Satyagraha). Conserviamo e condividiamo i nostri semi, boicottiamo i semi delle multinazionali, stiamo creando zone agricole prive di brevetti, di prodotti chimici e di manipolazioni genetiche, che garantiscano alla nostra agricoltura la libertà dal monopolio delle multinazionali e dall'inquinamento chimico e genetico.

Il nostro pane è la nostra libertà. La nostra libertà ci garantirà il pane. E ciascuno di noi ha il diritto di praticare la libertà alimentare (Anna Swaraj) - per la salvezza della terra, per tutte le specie, per noi stessi e per le generazioni a venire.




permalink | inviato da il 19/8/2006 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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